giovedì 6 dicembre 2007

Una proposta: il Pd in difesa del Piano paesaggistico regionale.

Riportiamo oggi una lettera di Rosa Maria Patteri pubblicata su http://www.altravoce.net/ e che porta discussioni serie al percorso del nuovo Partito Democratico sardo.

Un'idea per il Pd in cerca di contenuti: partiamo dalla difesa del Piano paesaggistico

La Sardegna “turistica” ha smarrito la coscienza dei reali motivi che davano un senso alla sua identità, rendendola unica al mondo o comunque di rara bellezza: sardi come popolo millenario; entroterra selvaggio che lo ha reso luogo ideale per le leggendarie storie di resistenti e banditi che, nel bene o nel male, hanno aggiunto fascino alla nostra terra (inutile negarlo); riti e tradizioni che affondano radici nei secoli prima; il modo di vivere orgoglioso, riservato e spesso diffidente ma sempre ospitale verso lo straniero che meriti fiducia; il tutto con un contorno di paesaggi, coste e mari da rendere l'isola intera intrigante e misteriosa, luogo ideale dove «perdersi e ritrovarsi». Dovrebbero essere questi alcuni dei motivi che ancora attirano turisti in cerca di svago da noi.
Invece: “pacchetti” per villaggi turistici e resort concepiti come bunker dove dentro ci trovi tutto tranne la Sardegna, con all'interno servizi adeguati a standard intercontinentali e cucina internazionale dove latitano costantemente i nostri prodotti isolani; collocazione degli hotel sempre più lontano dai paesi ma sempre più prossimi alla battigia, con parate di ombrelli e sdraio a lottizzare spiagge e scogli, hanno trasformato la nostra terra, nel nome di un malinteso modo di fare turismo, in un posto dove ora, per i tour operator la differenza fra Sardegna e Sharm el Sheik o Croazia, risiede non nelle sue peculiarità ambientali ma nei prezzi concorrenziali.
Un confronto che saremmo destinati a perdere nell'immediato futuro con l'inevitabile conseguenza di usura del territorio, suo stravolgimento e “livellamento”: il degrado del territorio rende uguali anche luoghi molto distanti fra loro mentre la qualità e il rispetto della specificità rende unici e distinti, posti limitrofi.
L'inversione di rotta, quindi, è improcrastinabile.
Il PPR sarà l'àncora di salvataggio per il patrimonio naturalistico e ambientale residuo sopravissuto, che farà da supporto alle nuove strategie turistiche che intendono fornire prodotti seri e onesti ai viaggiatori temporanei. Il PPR si preoccupa e si cura del futuro della nostra terra.
La destra sta facendo dell'anti-PPR il suo di punto forza. I vincoli e le regole hanno da sempre fatto venire le coliche ad un certo mal interpretato liberismo. La destra sarda non ha dubbi: meglio una Sardegna rinchiusa in un sarcofago di cemento che una Sardegna conservata come un museo a cielo aperto. La prima sazia come un uovo che mangi subito oggi, la seconda come una gallina covaiola che preservi oggi dalla mannaia ma che ti darà, domani, molte uova, brodo e carne.
Il paniere della destra sarda, è colmo di uova pronte all'uso, dimenticando che tutte le galline nascono da uova intere mentre dalle frittate non nasce niente. La Sardegna ne ha cucinate molte di porzioni di territorio ad uso frittata.
Considerato che il PD sardo attende di essere riempito di “contenuti”, sia il PPR, dunque, il primo, il basilare, il sine qua non, dei contenuti del programma del partito. Il PPR farà la prima ed inequivocabile differenza fra destra e PD.

1 commento:

desaparecido ha detto...

lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente