martedì 6 novembre 2007

<< La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà! >>

Per ricordare a modo nostro Enzo Biagi (speriamo senza ulteriore retorica) postiamo una sua lettera che venne pubblicata agli inizi del 2005 sul Corriere della Sera.
Chi ha vissuto quel periodo storico, cioè l'Italia sotto il governo Berlusconi, ricorderà benissimo tutte le vicende che portarono all'espulsione di Biagi dalla RAI.





(Biagi e Montanelli soffrirono entrambi l'arroganza del Berlusconi politico).





Caro Celentano, non verrò da lei

Caro Celentano, non mi piace parlare di me ma ho bisogno di spiegare perché giovedì prossimo non sarò con lei e con i miei compagni di avventura, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, a «Rockpolitik».


Provo per lei stima e affetto, dunque non potevo che accettare il suo invito. So che la sua trasmissione rimarrà nella storia della tv italiana e pensi se a me non sarebbe piaciuto essere uno dei protagonisti. In questo momento le auguro di andare in onda e spero che chi ha impedito a me di continuare a fare quel che facevo non sia ancora oggi così forte da impedirlo a lei. Veniamo al dunque: anche se il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, si è autosospeso e ha minacciato di togliere il nome della rete durante il suo programma, io in quella casa non posso entrare. Per 41 anni ho lavorato per Raiuno, ne ho diretto il tg, ho avuto a che fare con grandi direttori, che, quando non erano d’accordo, non si sospendevano, ma rinunciavano alla poltrona.


Oggi molti che fanno il mio mestiere soffrono di scoliosi. Lei, invece, dedicando la sua prima puntata alla libertà di informazione, rende un grande servizio non a noi epurati, ma alla democrazia del nostro Paese. Lei deve comprendere che io non posso ritornare alla rete ammiraglia della Rai fino a quando ci saranno le persone che hanno chiuso il programma e impedito alla mia redazione di lavorare. Forza Celentano, giovedì sarò il suo primo telespettatore.

Enzo Biagi
17 ottobre 2005

3 commenti:

democratico ha detto...

La sua è stata, come ha voluto ricordare Giorgio Napolitano, «una grande voce di libertà».
La voce, di un commentatore acuto delle cose italiane e delle cose del mondo, di un polemista dai modi garbati ma dalla tempra di ferro che, dalla metà dei Novanta, ha incarnato l’Italia antiberlusconiana e fino all’ultimo non ha smesso di dire la sua.
Noi Democratici, siamo stati senza esitazioni dalla sua parte sin dai giorni dell’editto di Sofia, quando Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio, decretò per lui (e per Michele Santoro e Daniele Luttazzi) l’esilio dalla televisione pubblica, confermando nel modo più clamoroso una concezione profondamente e pericolosamente illiberale del rapporto tra politica e informazione. Ci onoriamo di averlo fatto, Ciao, Biagi.
Adolfo Mena

totò u'curtu ha detto...

Un grande giornalista che ha resistito,resistito,resistito. Un esempio per tutti.

democratico ha detto...

Queste sono le dichiarazioni del cardinale Ersilio Tonini intervenuto ieri in collegamento nel programma di Michele Santoro, 'Annozero', tutto dedicato a Biagi e all'«editto bulgaro»
«Lo hanno ucciso. È stato un ostracismo. Enzo Biagi dava fastidio, non era utile ed è stato cacciato». (l'invettiva pronunciata il 18 aprile del 2002 da Silvio Berlusconi che da Sofia accusò Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro di fare un 'uso criminoso' della televisione pubblica,). «La Rai si è derubata - ha aggiunto Tonini - c'era un tranello, una motivazione che non era degna. Ero suo amico e sono anche un uomo che conosce un po' la realtà. Biagi non è stato solo un uomo della tv, ma anche una persona che ha combattuto per la giustizia e la libertà, un uomo di una schiettezza piena…. Non si possono trattare gli uomini come pezzi da giocare. Allora si torna alla Grecia, all'ostracismo. Non è una bella epoca».
Tonini ha ricordato la «coerenza, la sincerità e la schiettezza» di Biagi con il quale, ha ricordato, «abbiamo girato l'Italia insieme. Biagi - ha aggiunto - ha lottato, aveva dei forti convincimenti ed era molto modesto. Non è stato capito. Dava fastidio, non era utile ed è stato buttato fuori».
Con queste dichiarazioni il cardinale Tonini (uomo di chiesa),conferma quello che noi Democratici abbiamo detto per anni.
Saluti …………………………Adolfo Mena.