lunedì 30 marzo 2009

Quasi completato il restauro della cupola

Ussana. Sarà inaugurata in occasione della festa dell'Assunta a Ferragosto

«La fine dei lavori alla cupola della chiesa parrocchiale prima dell'estate»: la promessa del sindaco di Ussana, Emidio Contini, è solenne. Come la festività: la Madonna dell'Assunta, la festa grande di Ferragosto del paese, che dovrebbe tenere a battesimo la cupola e la volta della parrocchiale restaurate e finalmente al riparo dalle intemperie. «Abbiamo tutte le carte in regola per ultimare l'opera in prossimità della festa dell'Assunta», il primo cittadino si sbilancia sulla previsione di termine lavori per la sistemazione della bella cupola maiolicata della chiesa di San Sebastiano. Il programma è già finanziato, all'amministrazione comunale dovrebbero bastare i 135 mila euro arrivati, in parte, dall'assessorato regionale ai Lavori pubblici: «Il contributo ci consentirà di chiudere i lavori», aggiunge il primo cittadino, «con un l'aggiunta di ingenti risorse del Comune». Il cantiere per la sistemazione della volta, avviato a settembre del 2008, era rimasto fermo per qualche mese. «Mancava il nulla osta degli enti preposti», assicurano in Comune, ma sullo stop prolungato la Giunta di Emidio Contini e l'entourage della parrocchia hanno polemizzato duramente. Le finestre, rimosse, della cupola, facevano penetrare la pioggia direttamente sull'altare che è transennato e interdetto da mesi. Il parroco, don Giulio Madeddu, costretto a dire messa su un altare improvvisato sotto la balaustra principale ha sbottato proprio nel giorno della festa del patrono: «Meno vitelli arrosto e più soldi per il restauro della cupola», aveva polemizzato il sacerdote, riferendosi alla vitella cotta, e mangiata, attorno al falò di San Sebastiano. La ripresa dei lavori, ora, dovrebbe riportare il sereno nei rapporti fra sindaco e parroco. «Per completare l'intervento saranno necessari alcuni mesi per la sistemazione definitiva della cupola, ma le impalcature saranno rimosse prima dei festeggiamenti dell'Assunta», assicura Emidio Contini.

IGNAZIO PILLOSU

venerdì 27 marzo 2009

Governo e imprese alleati, sicurezza sul lavoro a rischio

Una sfida personale, contro tutto e contro tutti, ascoltando solo le pressioni di Confindustria. Il ministro Sacconi non ha voluto prendere in considerazione nemmeno l’appello del suo collega di partito Fabio Granata. Non proprio l’ultimo arrivato del Pdl, visto che si tratta pur sempre del vicepresidente della Commissione Antimafia. «Modificare il Testo unico abbassando le ammende per gli imprenditori sarebbe strano e gravissimo perché darebbe l’idea di un senso di impunità», ha detto Granata tra gli applausi della platea «bipartigiana» convocata ieri alla Camera da Articolo 21 per chiedere a Sacconi di fermarsi.
Niente da fare. Questa mattina il Consiglio dei ministri esaminerà le modifiche al Testo unico
sulla sicurezza del lavoro. Sfidando dunque anche i suoi stessi colleghi di partito, Sacconi tira diritto e accelera. Molti scommettevano che il polverone sollevato dal solo rischio di modifiche avesse almeno l’effetto di rimandare l’esame del nuovo testo alla prossima settimana. E invece.

SANZIONI RIDOTTE, MENO CONTROLLI
Ma cosa conterrà il nuovo testo? Come il piano-casa di Berlusconi, Sacconi si è sentito scoperto: le anticipazioni della scorsa settimana che hanno fatto gridare allo scandalo saranno in buona parte modificate. Qualcosa la protesta ha giù spuntato. Per esempio il mantenimento dell’arresto del titolare dell’azienda in caso di gravi irregolarità. Oppure (ma il condizionale è d’obbligo) il mantenimento della figura del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale per le imprese sotto i 15 dipendenti che non possono averne uno interno.
Ma il disegno complessivo rimane lo stesso: riduzione della sanzioni e dei controlli perché -come ha spiegato Sacconi- il Testo Unico oggi in vigore è «pieno di eccessi formalistici». La cosa è stata richiesta con insistenza da Confindustria e da tutte le associazioni datoriali interessate e Sacconi ha obbedito.
E allora ecco che al posto della «reiterazione» di una inadempienza arriva la «plurima violazione». Qual è la differenza? È presto detta: per chiudere un cantiere non basterà che al secondo controllo rimangono delle irregolarità. Ora dovrà esserci un terzo controllo e solo se l’impresa non avrà sanato le contestazioni allora scatterà il sequestro. Le sanzioni pecuniarie saranno diminuite della metà addirittura rispetto alla legge 626 del 1994 e quindi di quasi tre volte rispetto al Testo unico ora in vigore. Un altro capitolo riguarda la cosiddetta «cartella rischio personale». Si tratta di quel documento che racchiude la storia sanitaria di un lavoratore. Se un interinale passa da un cantiere all’altro, consultando questa cartella l’impresa sa che dovrà evitare di mettere, ad esempio, un ragazzo pieno di fratture su un traliccio. Se la norma verrà cancellata questo non accadrà più e il rischio incidenti aumenterà. Per ultimo, spazio alla bilateralità: i controlli saranno sostituiti da accordi fra imprese e lavoratori.

PD E ARTICOLO 21: DAREMO BATTAGLIA
Le reazioni a tutto questo sono durissime. «A parte qualche marcia indietro come quella sull’arresto -spiega Cesare Damiano- mi pare si vada verso uno scardinamento del testo. Se così sarà, daremo battaglia perché il Testo unico è basato essenzialmente sulla prevenzione e limitarla significa rimettere in pericolo i lavoratori». Molto duro anche Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21: «Un pessimo segnale perché a difesa del Testo si era costruita un’alleanza trasversale che andava da Renata Polverini dell’Ugl ad importanti esponenti della Chiesa e della maggioranza, come Granata. C’è un vizio ideologico dietro questo attacco: il governo chiede pene severe per tutto e invece sulla sicurezza sul lavoro le riduce. Spero che anche qualche imprenditore illuminato se la senta di protestare».
Articolo 21 e Cesare Damiano sono i primi ispiratori della Carovana per la sicurezza che continua a girare l’Italia (prossime tappe l’8 maggio a Moncalieri, il 26 giugno a Vicenza, poi La Spezia e Ravenna) per lottare contro quella che il regista Giuliano Montaldo definisce «l’orribile guerra sporca che sta devastando anche culturalmente il paese».

martedì 24 marzo 2009

Incontriamoci per dar vita a una Sardegna Democratica: appuntamento a Sanluri sabato 28 marzo

Cari amici,
scusate se per alcune settimane ho sentito la necessità di prendere una pausa, di riordinare le idee, di riflettere su come ripartire. Come forse molti di voi sanno, rientro nel cda di Tiscali per dare il mio contributo al rilancio e alla messa in sicurezza della società. E’ una responsabilità che ritengo di avere verso questa impresa - che ho fondato e che cinque anni fa ho lasciato per dedicarmi esclusivamente alla politica - verso la sua possibilità di crescita, i suoi finanziatori e verso le persone che ci lavorano. Tuttavia, come avrete visto e letto, continuo il mio impegno in politica attraverso la presenza in Consiglio regionale, ma più che mai consapevole che è necessario radicare nella società sarda e in tutti i territori della Sardegna il progetto di cambiamento avviato in questi ultimi cinque anni, per un rinnovamento della politica nelle diverse forme di partecipazione, discussione, formazione e selezione della futura classe dirigente. Da parte mia continuerò l'impegno nella costruzione di un vero Partito Democratico sardo insieme a chi in questo si riconosce: un partito che dovrà essere capace di rappresentare in modo autorevole le istanze della Sardegna, prima fra tutte la difesa del suo irripetibile ambiente, da noi tutelato perché unica ricchezza di cui disponiamo per costruire opportunità di lavoro e di benessere. In questa recente campagna elettorale è emersa però, in maniera persino sorprendente, la volontà di partecipare di tanti giovani, di tante persone finora distanti dalla politica perché non motivati dagli attuali modelli e assetti dei partiti, ma assolutamente disponibili ad impegnarsi nel dibattito, nella necessità di difendere l’idea di una Sardegna dei diritti e delle responsabilità, totalmente alternativa a quella di Berlusconi e della sua maggioranza nella nostra regione. E’ il momento di organizzare queste energie e questa appassionata volontà di partecipazione. Con diversi amici abbiamo deciso di proporvi la costituzione di un’associazione che chiameremo Sardegna Democratica, attraverso la quale organizzare i nostri incontri, la discussione, il lavoro di approfondimento delle nostre proposte, la vigilanza attiva e il controllo democratico dell’attività di governo della destra. Potremo tenerci in contatto attraverso questo sito, che deve evolvere in una vera e propria rivista oltre che nella prima fonte di documentazione e informazione per tutti. Ma il lavoro più importante sarà quello che ciascuno di noi potrà fare attraverso l’apertura di sedi di incontro in ogni provincia e paese della Sardegna: sedi anche informali, non per forza stabili, ma che ci diano la possibilità di ritrovarci e confrontarci. Sardegna Democratica sarà l’associazione con cui costruire la rete territoriale per l’incontro di un’area più vasta, comprensiva dell’intero centrosinistra e del sardismo diffuso. Il recente esito elettorale non ha intaccato la volontà di affrancamento e di emancipazione del popolo sardo, non ha scalfito la nostra storica aspirazione di autodeterminazione, non ha messo in secondo piano la necessità sempre viva di uscire dal ritardo di sviluppo assumendoci la nostra diretta responsabilità e non affidandoci a qualcuno che lo faccia per noi. Dobbiamo insieme proseguire il percorso, comprendere il valore del cambiamento impresso in questi anni e da cui non vogliamo recedere, considerando questa una pausa per ripartire con nuova forza e determinazioneL’associazione Sardegna Democratica sarà la testimonianza che negli uomini e nelle donne del centrosinistra c’è una profonda ed irriducibile volontà di non perdersi nel momento di difficoltà e di superare questa fase di smarrimento a partire dalle migliori energie e intelligenze della nostra isola. Facciamo dunque il primo passo: incontriamoci sabato pomeriggio alle 15.30 all'Hotel Rosy di Sanluri (SS 131 km 41), per proseguire il nostro percorso insieme.

Renato Soru

Spendere meglio, non meno

Ultimi in Europa per la qualità degli atenei. Le proposte per riscattarci.
Siamo a 283 giorni dalla 'delenda università' che renderà famoso questo governo per aver ridotto l'università allo stremo". Parole dure quelle di Giuseppe Fioroni, responsabile Educazione del PD, che arrivano dopo i tagli decisi in Finanziaria e l'atteggiamento assunto nei confronti degli studenti durante le proteste della settimana scorsa. "E' difficile un dialogo con un governo il cui presidente del Consiglio fa troppe strumentalizzazioni e generalizzazioni sui nostri studenti e ricercatori -dice- giudicandoli parassiti e intriganti, ci sono sicuramente mele marce ma non tutto è così in quel mondo”.
E tagliare i fondi significa porre un rimedio peggiore del male: con meno risorse atenei che spendono il 90% per il pagamento dei loro stipendi, anche gli atenei virtuosi, saranno costrette a tagliare sul diritto allo studio, sugli alloggi per gli studenti, sulla ricerca e sugli strumenti per fare ricerca. “A meno che -ha osservato Fioroni- qualcuno non perseveri nell'idea delle fondazioni di diritto privato, fallite perché gli atenei nel Paese non le hanno approvate, pensando che alla fine un'università' distrutta vede i propri gioielli acquistati a poche cifre e tutti gli altri abbandonati a se stessi”.

Ultimi in classifica. L’università si può riformare ma si deve poter spendere meglio non meno, con finanziamenti alla ricerca e autonomia per gli atenei. Anche perché l'Italia è già all'ultimo posto tra i paesi Ocse per investimenti: all'università è destinato lo 0,9% del Pil e per la ricerca l'1%. E siamo ultimi anche per quota di laureati. Come se non bastasse il rapporto docenti-studenti è il più basso e gli stipendi dei docenti italiani sono tra i più bassi d'Europa. Anche il confronto su servizi e alloggi è impietoso, così da bloccare i trasferimenti degli studenti più poveri lontano dal proprio comune.
Per questo Fioroni assieme al segretario Dario Franceschini ha presentato 8 proposte basate sulle 4 R di risorse, responsabilità, rigore e razionalizzazione.
Le proposte:
1) 10.000 borse di studio da 10.000 euro l'una per i neo-diplomati più meritevoli provenienti da famiglie non abbienti. Borse spendibili in qualunque corso di laurea in qualunque università italiana a scelto dello studente;
2) Defiscalizzazione per 5 anni delle assunzioni di dottori di ricerca sia nel settore privato che in quello pubblico;
3) Estendere il sistema del diritto allo studio universitario al dottorato di ricerca, così da garantirlo anche a studenti provenienti da famiglie non abbienti,
4) Avviamento immediato dell’Agenzia nazionale per la valutazione;
5) Legare sempre più le risorse alle valutazioni sugli atenei;
6) Costituzione di un'Agenzia nazionale indipendente per il finanziamento alla ricerca pubblica cui affidare l'assegnazione di tutti i finanziamenti;
7) Promuovere l'autonomia degli atenei fissando per legge solo i criteri generali cui gli statuti devono attenersi;
8) Una nuova politica "del reclutamento" per ridurre la precarietà dei ricercatori, distinguere reclutamento e carriera e stabilire un ruolo unico della docenza.

Proposte che vanno discusse subito perché "se entreranno in vigore i tagli previsti dal governo in Finanziaria uccideranno l'università italiana". A lanciare l’allarme è lo stesso Franceschini che spiega: “Siamo disponibili al confronto parlamentare sul merito, per spendere meglio le risorse affidate all'università ma la premessa è: il governo rinunci ai tagli previsti per il 2010, aspettiamo una risposta". Anche perché con la crisi economica attuale se c'è un settore sul quale investire “in questo momento per restare competitivi, questo è proprio il nostro capitale umano, i giovani sono una vera risorsa”. E pensando alle statistiche non si può che concordare con Franceschini: “è paradossale che mentre l'Italia è l'ultimo tra i 18 paesi Ocse a investire su ricerca e università ed è ultima anche per numero di laureati, il governo abbia deciso un taglio del 50% sulle spese di funzionamento".

venerdì 20 marzo 2009

Pioggia di euro per far rinascere i centri storici di Villasor e Ussana

A Villasor completeranno, dopo dieci anni, l'auditorium comunale, a Nuraminis rifaranno la viabilità del centro storico, mentre a Ussana si opererà al recupero del compendio della storica dimora Mastio-Dessy: un fiume di soldi arriva nei cinque centri dell'Unione dei comuni del Basso Campidano. I soldi, 4 milioni e 500 mila euro complessivamente, sono parte di un Piano integrato d'area (**) finanziato dalla Regione Sardegna.
«A Villasor tocca un milione di euro», annuncia il sindaco Walter Marongiu, che ha gia pronti i progetti per la destinazione dei fondi. «Quei soldi ci consentono di completare l'interno dell'auditorium comunale, e riqualificare alcune strade del centro storico». Cominciato nel 1997 l'auditorium di Villasor è rimasto un'incompiuta. La struttura, a fianco del complesso scolastico di via Porrino, accoglierà 250 spettatori. «L'esterno è in pratica finito, persino tinteggiato, ma all'interno non c'è praticamente nulla: con 700 mila euro del Pia contiamo di chiudere i lavori e con gli altri 300 mila rifacciamo i sottoservizi e la pavimentazione in selciato delle strade che portano al vecchio convento, via Baronale, via Togliatti e via Val D'Aosta», continua il primo cittadino. A Villasor manca una struttura in grado di ospitare eventi culturali ed artistici ma anche convegni, perché la sala consiliare e il salone parrocchiale sono insufficienti: «l'auditorium ovvierà a questa carenza», assicura Walter Marongiu.
E se a Villasor il Piano integrato d'area porterà la nuova arena spettacoli, negli altri centri dell'Unione dei Comuni l'attenzione è puntata sulla riqualificazione ambientale e architettonica del centro storico. E' il caso di San Sperate e Samatzai, dove la fetta del Pia spettante è di un milione e 200 e 600 mila euro rispettivamente.
Un milione di euro, invece, a Ussana dove la giunta guidata da Emidio Contini conta di restaurare l'antica casa Mastio-Dessy.
Un altro centro storico destinato a cambiare volto con il finanziamento regionale del Pia, è quello di Nuraminis. «Per il nostro paese sono pronti un milione di euro», spiega il sindaco Luciano Cappai. Oggetto degli interventi di riqualificazione sono le strade attorno alla chiesa parrocchiale: via Chiesa, via Roma, via Repubblica. «Si tratta del nucleo storico più rilevante di Nuraminis, e vogliamo valorizzarlo con nuove pavimentazioni, e con arredi e punti luce caratteristici e di pregio», conclude Cappai.

[
http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/]
(**)Spieghiamo il PIA:
il piano integrato d’area (PIA) è composto da una serie di interventi ed opere con valenza strategica nei settori produttivi, delle infrastrutture, dell’ambiente e dei servizi.
In particolar modo questa "pioggia di euro" è stata regolata dalla giunta regionale uscente di centrosinistra.

giovedì 19 marzo 2009

Fiducia, Berlusconi ai suoi minimi

Sondaggio mensile Ipr Merketing: il premier è a quota 52% di fiduciosi.
Dieci punti sotto il suo massimo, tre in meno del mese scorso.
Sul governo una maggioranza assoluta (52%) di scontenti.
Tra i ministri comanda Maroni (60%) e Bossi guadagna cinque punti.
Altri 3 punti in meno. Silvio Berlusconi raggiunge il suo minimo storico da quando è ritornato a Palazzo Chigi. Il sondaggio mensile sulla fiducia di Ipr Marketing per Repubblica.it dice che 52 cittadini su 100 hanno molta o abbastanza fiducia nel presidente del Consiglio, mentre 45 ne hanno poca o nessuna e 3 sono senza opinione. Solo un mese fa, a febbraio la fiducia toccava il 55%. Perde altri 2 punti anche il governo che scende a quota 44% di "fiduciosi" contro il 52% che esprimono un giudizio negativo. Tra i partiti, fermo il Pdl (48% di "sì") sale di un punto l'Idv (41%) e di 2 la Lega Nord (33%). Ma soprattutto, dopo alcuni mesi di picchiata, la cura Franceschini sembra rivitalizzare il Pd che riprende 4 punti. Tra i ministri, bene Maroni e Bossi, male Matteoli e Tremonti.
  • Il premier. Nel maggio 2008 (primo di 10 sondaggi) il premier toccava quota 53% di "fiduciosi". Poi, una marcia trionfale fino al 62% dello scorso ottobre. Da lì, sotto i colpi della crisi, Berlusconi ha visto "appannarsi" il suo carisma: 4 punti in meno a novembre, poi uno stop e altri 6 punti perduti dall'inizio dell'anno. In 10 mesi, il premier ha perso un notevole gruzzolo di fiducia: 10 punti percentuali. E per la prima volta scende sotto il dato di partenza: come dire che, per la prima volta gli elettori esprimono un tasso di fiducia inferiore a quello che avevano al momento delle elezioni.
  • Il governo. Perde, dunque, il premier, ma resta comunque sopra il 50% di giudizi positivi. Il trend del governo, invece, è decisamente negativo. Per il terzo mese consecutivo, infatti, la fiducia nell'esecutivo (che aveva toccato quota 54% in ottobre) resta sotto quota 50% e scende fino al 44%. Ma per la prima volta, i cittadini che danno un giudizio negativo in termini di fiducia sono diventati maggioranza assoluta passando dal 49% al 52%, mentre il 4% non esprime un giudizio.
  • I ministri. Come quasi sempre è accaduto in questi mesi, in testa alla lista dei ministri, c'è Roberto Maroni (Interni) con un tasso del 60% di fiduciosi. E Maroni è anche l'unico che tocca quota 60%. Lo seguono, Angelino Alfano (Giustizia) a quota 59%, Bossi e Sacconi a quota 57%. Il leader leghista guadagna in un solo colpo 5 punti (12 negli ultimi 3 mesi) dando la sensazione che la relativa autonomia delle sue posizioni finisca per pagare in termini di consenso. Nel complesso, sono 7 (su 21) i ministri che migliorano il loro punteggio. Oltre ai già citati, avanzano: Brunetta (2 punti), Scajola (1), Carfagna (2) e, in particolare, Gelmini (3). Perdono, invece, i responsabili di sei dicasteri: Tremonti (-2), Frattini (-2), Matteoli (-4), Bondi (-2), Fitto (-1). Gli altri 8 sono fermi. All'ultimo posto c'è Elio Vito con un tasso di fiducia del 33%.
  • I partiti. Il dato più evidente è la risalita (4 punti) del Pd. Evidente l'effetto Franceschini. I democratici restano ancora all'ultimo posto sotto quota 30 (29% di fiduciosi), ma tornano al livello dello scorso ottobre, a 9 punti dal loro massimo (38%) toccato a maggio. Fermi l'Udc (30%) e il Pdl (48%, lontano dai vertici del 54% di ottobre). Salgono la Lega Nord (33% più tre punti) e l'Idv (di uno) a quota 41%.